Le 10 competenze che un traduttore dovrebbe avere: 2° Competenza “Teoria della Traduzione”

Posted By : Mediazione Linguistica

L’articolo precedente si è soffermato su come la competenza linguistica non sia soltanto una qualità nella traduzione, ma un prerequisito per gli aspiranti traduttori. Se tale premessa è vera, cosa può distinguere un buon traduttore da una persona qualsiasi che parla benissimo le lingue? Cosa c’è dietro le scelte del traduttore?

Competenza n°2:

Teoria della traduzione

Nella storia della traduzione, innumerevoli teorici contribuirono alla cosiddetta “Scienza della traduzione”, “Traduttologia” o “Translation Studies”. Questi studi teorici – spesso trascurati – rappresentano le fondamenta su cui si basa una buona traduzione. Un traduttore che conosce bene la teoria della traduzione si sentirà molto più sicuro e coerente nelle proprie scelte. Una traduzione basata su scelte casuali o con un “italiano perfetto” non significa che sia buona.

I dilemmi della traduzione

La traduzione suscita dei dubbi in chi la svolge, in quanto frequentemente esistono vari termini per tradurre una sola parola, o viceversa. Spesso non esiste proprio una traduzione esatta di alcuni concetti. Per questo motivo, nella storia della traduzione si sono verificati tantissimi errori legati alla terminologia. Nella maggior parte dei casi, il traduttore che si concentra soltanto su fattori terminologici commette degli errori. Elementi come: rime, giochi di parole, ambiguità, nomi propri, ripetizioni, imprecisioni, caratteristiche intrinseche della cultura di partenza/arrivo, concetti “intraducibili” sono quelli che suscitano più dubbi ed errori. I traduttori dovrebbero conoscere l’eredità teorica dei loro predecessori per evitare di commettere gli stessi equivoci. Oltre ai soliti “errori di traduzione”, al traduttore privo di conoscenza teorica possono sorgere infiniti dubbi che riguardano, per esempio:

  • Nomi propri: I nomi possono/devono essere tradotti? I personaggi famosi e le istituzioni si traducono?
  • Equivalenze: Quale sarebbe la “giusta traduzione” degli elementi che non hanno un corrispettivo esatto nella lingua di arrivo? Come si traducono, per esempio, le cariche come il “presidente del consiglio”: President of the Council of Ministers, Premier, Prime Minister, ecc.?
  • Errori: Se il testo di partenza è scritto male o in modo non chiaro, bisognerebbe riprodurre l’errore nella traduzione o correggerlo?
  • Barzellette: Si dovrebbe spiegare al pubblico la barzelletta di partenza anche se nel contesto di arrivo non ha lo stesso effetto comunicativo o crearne un’altra purché faccia ridere?
  • Linguaggi: Cosa fare dinanzi a un testo con un linguaggio offensivo? L’etica del mediatore linguistico sarebbe quella di riportare il discorso come tale o di usare un linguaggio più diplomatico?
  • Note del traduttore: Bisognerebbe aggiungerle o no nei casi di cui sopra? Le note aiutano o disturbano la lettura?

Questi dubbi possono essere leciti tra gli studenti che si approcciano per la prima volta alla mediazione linguistica. Soltanto attraverso un percorso formativo ad alto livello lo studente può affrontare queste sfide traduttive. È importante, perciò, che i corsi di mediazione linguistica abbiano un buon approccio verso la traduzione, con un’ottima base teorica e dei laboratori pratici. Caso contrario gli aspiranti traduttori imparerebbero ad eseguire una traduzione automatica, priva di ragionamento o strettamente linguistica. Pertanto, sia il corso di studio triennale sia i corsi post laurea della SSML San Domenico puntano a coniugare la pratica riflessiva con la teoria della traduzione.

Il traduttore non dovrebbe sostituirsi all’autore originale

Padronanza teorica

Ci si può fidare di un traduttore che non ha mai studiato la teoria del proprio mestiere?

Uno dei fattori che provoca l’insicurezza negli aspiranti traduttori è la mancata conoscenza della teoria. È proprio questa conoscenza che permette al traduttore di avere l’accesso alle varie soluzioni proposte dai traduttori a lui precedenti e dagli studiosi della traduzione nel tempo. La sicurezza non è l’assenza di dubbi, che esisteranno sempre in ogni tipo di traduzione umana. Il punto è che le semplici questioni di cui sopra non possono rallentare il processo traduttivo che, come si vedrà nei prossimi articoli, dev’essere veloce ed efficace. È fondamentale che la scelta finale sia frutto di questo processo, che è anche teorico.

In assenza di una base teorica, i traduttori rischiano di fare delle scelte “sbagliate”, casuali, di sostituire la verità dell’autore con una sua presunta verità, di dare per scontato che il pubblico capisca – o non capisca – un dato concetto o, inoltre, di capovolgere completamente il testo di partenza perché gli sembra meglio in questo modo. Non esiste un consenso tra i teorici. Forse non esisterà mai. L’unica cosa certa è che il traduttore deve avere un’ottima base teorica perché possa considerarsi tale e svolgere una buona traduzione.


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