Le 10 competenze che un traduttore dovrebbe avere: 4° competenza “L’invisibilità del traduttore”

Posted By : redazionessml

 

Il dono dell’invisibilità del traduttore rientra sicuramente tra i “must-have” delle molti attitudini che dovrebbe possedere chi decide di intraprendere questa carriera. Un traduttore, infatti, deve essere come lo zucchero in una tazzina di caffè, come l’acqua in un vaso di fiori: c’è sempre, ma non si vede.

Un requisito per l’invisibilità del traduttore: la conoscenza

Nel momento in cui il traduttore si approccia ad un testo è necessario che svolga un’analisi dettagliata dello scrittore e del periodo storico e culturale in cui si colloca. Attenzione però: non basta la mera conoscenza di fatti e avvenimenti storici per avere un’idea chiara del contesto in cui l’autore originale opera. Bisogna scavare più a fondo, nella sua parte più inconscia e irrazionale.

Solo in questo modo, conoscendo la sua storia, il suo pensiero e le sue idee, il traduttore potrà diventare invisibile, rendendo il metatesto difficile da distinguere dal prototesto, tanto da far pensare al lettore che sia stato scritto da una sola e unica mano. Un buon traduttore dovrebbe riuscire ad immedesimarsi completamente con lo scrittore così da rendere la sua presenza del tutto invisibile. Una sorta di attore, che inizialmente estraneo al suo personaggio, lo scruta e analizza a fondo, così da potersi immedesimare alla perfezione.

Ad esempio…

Un esempio a conferma di ciò possiamo trovarlo nel libro “Il Pendolo di Foucault” di Umberto Eco. Nel descrivere un viaggio in macchina tra le colline, l’autore riporta: “Ma tra picco e picco si aprivano orizzonti interminati – al di là della siepe, come osservava Diotallevi (…)”.  Leggendo il testo, la citazione in riferimento all’Infinito di Leopardi risulta lampante. A questo punto è quasi spontaneo porsi il quesito: “Come tradurlo, rispettando l’invisibilità del traduttore?”. Sicuramente tradurre “parola per parola” renderebbe il testo spoglio di richiami, aspetto non voluto da Eco. Per questo motivo è stato necessario, nelle varie lingue, citare un passo della letteratura locale, che potesse suscitare nel lettore le stesse emozioni che l’Infinito suscita nella lingua italiana. Così la siepe è diventata “El sublime espacioso llano”in spagnolo, direttamente dalle Opere di Don Luis De Gongora, o “Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées”in francese, parole di Baudelaire nell’opera Les Fleurs du mal.

L’arte dell’invisibilità del traduttore

È importante, dunque, considerare che l’arte della traduzione non potrà essere né libera, né spontanea, né originale. Farà sempre riferimento alla libertà, alla spontaneità e all’originalità del testo di partenza. Ed è solo quando si comprende ciò, che il traduttore riuscirà a svolgere bene il suo lavoro. Tradurre testi che ci toccano personalmente, che ci ispirano, di cui condividiamo il pensiero. Questo è ben più facile e spontaneo rispetto a testi che non rispecchiano le nostre idee. Per questo motivo l’arte di tradurre implica il tirarsi fuori dalla propria visione del mondo e accogliere quella di qualcun altro, arrivando alla totale irriconoscibilità della propria identità.

Sicuramente di primo impatto il concetto di piena invisibilità potrebbe sembrare restrittivo, quasi soffocante, ma non dimentichiamo che una delle frasi cardine che da sempre accompagna la vita di grandi e piccoli è proprio: “L’essenziale è invisibile agli occhi”, tratta dal “Piccolo Principe”, opera di Antoine de Saint-Exupéry.

 

Sitografia:

https://www.tesionline.it/tesi/brano/14698/Il-concetto-di-invisibilit%C3%A0-del-traduttore

https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-09-24/la-traduzione-trasparente-081326.shtml?uuid=AEDKypYC

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/08/lessenziale-e-invisibile-agli-occhi-omaggio-ad-antoine-de-saint-exupery/